Parole leggere, tracce profonde

Thriller erotici dove il desiderio non è mai l’unico segreto

C’è sempre un momento in cui la passione smette di essere un’emozione e diventa un rischio. È lì che iniziano le mie storie.

La dislessia temporale

È il 15 agosto. Fa caldo. Il ventilatore gira, fuori qualcuno sta preparando una grigliata e tu sei davanti al computer intenta a scrivere il capitolo del nuovo libro.

I tuoi protagonisti sono riuniti davanti all’albero di Natale. Nevica. Bevono champagne. Qualcuno apre un regalo.
E tu, mentre scrivi, devi ricordarti che non è Natale, per te è Ferragosto. Ma soprattutto: per loro è Natale. E scatta la mia dislessia temporale.

La dislessia temporale è quella curiosa condizione per cui lo scrittore conosce perfettamente il passato, il presente e il futuro dei suoi personaggi, mentre loro conoscono soltanto il proprio presente.

Ma non finisce qui. La cosa interessante è che non basta sapere la data. Lo scrittore deve entrare nella percezione temporale dei personaggi: che stagione è? Che temperatura fa? Quanto tempo è passato dall’ultima scena? Che età hanno? Cosa sanno già? Cosa non è ancora successo? Quali eventi futuri, per l’autore ormai già noti, per loro devono ancora accadere?

Dicevo di descrivere una scena di Natale a Ferragosto, ma anche scrivere a luglio un passaggio di gennaio con i protagonisti infagottati nei cappotti, o  far dire a un personaggio “ci vediamo domani”, dimenticando che nel frattempo sono passati tre capitoli, oppure ancora: far nevicare a dicembre quando, secondo la storia, siamo in un luogo dove quel giorno ci sono 25 gradi e sei circondata da ombrelloni e cocomeri.

 E più lunga è la storia, più il tempo narrativo diventa una seconda realtà che lo scrittore deve tenere sincronizzata con quella reale.

Più di una volta mi è capitato di dover consultare il cellulare per rendermi conto di che giorno è. Alla fine bisogna arrendersi all’evidenza: quando scrivo sono dislessica, vivo in due calendari contemporaneamente.