Uno, se non il primo, aspetto da risolvere quando scatta l’idea di un romanzo è dove collocarlo. Già nel secondo libro della mia saga lo anticipo, ma diventa fondamentale negli altri tre: è Düsseldorf la città prescelta. Perché?
Mi serviva un posto fuori dell’Italia dove lavora Max, il marito di Ilaria, un centro economico dinamico, importante e all’avanguardia. Poteva essere in Francia o in Spagna, ma li vedo come paesi ad altro vocati. Quindi: ecco la Germania. Lo volevo al nord (la Baviera è senz’altro bella ma agricola, i Lander dell’est non mi attraggono) quindi, sfogliando Wikipedia trovo Düsseldorf, poco più di seicentomila abitanti di cui quasi uno su quattro è straniero.
Città quindi cosmopolita, percorsa dal Reno e circondata dal verde, capitale della Nord Renania- Vestfalia, città d’arte ma con una forte impronta moderna, a 20 minuti di treno da Colonia e un’ora e mezza d’aereo da Milano. La temperatura media non va mai sotto lo zero e mai sopra i 24°. E molto altro ancora.
Sempre Wikipedia mi informa che “le principali attività economiche sono le industrie dei trasporti e della gomma, le raffinerie, la finanza e i servizi Internet e di telefonia. Alcune delle più prestigiose società del paese hanno qui la loro sede: METRO, Uniper, Henkel, West LB, Rheinmetall, Peek & Cloppenburg, Trivago e altri”. Aggiudicata.
Le strade, le piazze sono tutte reali, la Königsallee esiste realmente, l’Ospedale Universitario pure.
Scrivendo i romanzi mi è venuta tanta voglia di andarci.